Tecniche di produzione del Maccagno
Le razze bovine allevate nell'areale di produzione sono la
Bruna e l'autoctona Pezzata Rossa di Oropa, distribuite sul territorio con
assoluta dominanza della prima nella parte est e della seconda verso ovest. Il
patrimonio di bestiame da latte è stimato nell'ordine dei 5000 capi.
Il tipo di alimentazione prevalente, adottato negli
allevamenti, proviene dal pascolamento, durante la bella stagione o dai foraggi
affienati, durante l'inverno; sono esclusi gli insilati.
Le produzioni stimate di Maccagno ammontano oggi a circa
100.000 kg di formaggio/anno per un totale di 50.000 forme, la metà circa delle
quali prodotta da animali alimentati prevalentemente al pascolo. Tali dati
potrebbero certamente lievitare non poco nel momento in cui il prodotto tipico
e certificato fosse in grado di essere adeguatamente remunerato.
Il formaggio viene prodotto esclusivamente con latte vaccino
intero, proveniente da una sola mungitura. Il latte, prima della coagulazione,
non può essere sottoposto ad alcun trattamento termico, sia di riscaldamento
che di raffreddamento, eccettuato quello strettamente indispensabile, per
mantenere la necessaria temperatura di avvio della coagulazione.
Al latte, appena munto, viene aggiunto caglio di vitello,
sfruttando il calore della mungitura. Non è ammesso l'uso di additivi e/o
fermenti che potrebbero alterare le caratteristiche originarie del latte.
L'intervallo di temperatura per l'avvio della coagulazione è situato tra i 30°C
ed i 36°C; nel caso la temperatura scenda al di sotto di quella stabilita per
l'avvio della coagulazione - cosa non infrequente nella stagione fredda o negli
alpeggi più alti - si effettua un moderato riscaldamento del latte per
riportarlo alla necessaria temperatura di coagulazione. Per rispettare le
caratteristiche produttive, l'aggiunta del caglio deve avvenire quanto prima
possibile e, pertanto, va effettuata non appena terminate le operazioni di
mungitura, utilizzando il periodo in cui non è presente alcun processo di
moltiplicazione batterica a causa degli enzimi batteriostatici (lattenine
- presenti ed attive con modalità
decrescente nelle prime due ore dopo la mungitura) secreti dalle ghiandole
mammarie al momento della mungitura medesima. L'acidità titolabile del latte di
partenza è quella fisiologica del prodotto appena munto e si aggira intorno a
3,3-3,5°SH/50.
Il tempo di presa e rassodamento della cagliata si aggira tra
i 45 ed i 90 minuti - decisamente superiore alla media riscontrata in numerosi
formaggi - a motivo del latte di partenza, molto dolce. La presenza dei citati
enzimi batteriostatici, tipica del periodo post-mungitura, inibendo la
moltiplicazione batterica, fa sì che la coagulazione parta con caratteristiche
spiccatamente presamiche. Riguardo all'intervallo previsto tra il tempo minimo
e massimo per l'indurimento della cagliata, c'è da rimarcare che, trattandosi
di lavorazione "al latte crudo", senza aggiunta di fermenti, si è
dovuto tenere nella debita considerazione l'influenza che i vari fattori (temperatura,
ecc.) esercitano sulle componenti naturali che partecipano al processo di
caseificazione.
Quando la cagliata ha raggiunto la consistenza desiderata, si
procede, contestualmente alla sua rottura, al riscaldamento della medesima,
effettuato a fuoco moderato, fino a raggiungere una temperatura che oscilla tra
i 40°C ed i 52°C, in funzione della stagione e dell'esigenza di ottenere un
prodotto più o meno "fermo". Tale ampio intervallo di temperatura si
rende indispensabile soprattutto nella presente lavorazione stagionata in
ambienti naturali; in tale contesto, è indispensabile calibrare la temperatura
di semicottura per impedire che le forme "scappino", conservando il
giusto grado di fermezza anche in presenza delle meno favorevoli temperature
estive. L'intervallo di temperatura di semicottura previsto, consente di
pervenire al giusto grado di sineresi della cagliata per l'ottenimento di una
corretta maturazione del prodotto.
La dimensione media dei grani di cagliata, al termine della
rottura, si aggira su quella del chicco di riso. Il raggiungimento della
predetta dimensione è conseguenza di un processo di rottura molto spinto, al
fine di ottenere una buona sineresi del coagulo, che è positivamente
influenzata dalle più minute dimensioni dei grani, a compensare il minor peso,
nel processo di sineresi stesso, apportato dall'acidificazione della cagliata.
Lo sgrondo del siero avviene, dopo l'immissione della
cagliata nelle forme, con la loro pressatura - effettuata rigidamente a mano,
alcuni rivoltamenti, la stufatura ed un periodo di riposo che si colloca tra
una mungitura e l'altra e si aggira, pertanto, sulle 12 ore circa.
Con la salatura, effettuata normalmente a secco ed avviata
dopo qualche giorno di asciugatura delle forme, si inizia il periodo di
stagionatura delle medesime, che può spingersi fino ad oltre quattro mesi,
anche se l'esaltazione delle caratteristiche organolettiche del prodotto può
considerarsi ad ottimi livelli dopo 60 giorni circa.
La stagionatura deve avvenire in particolari ambienti, detti
"crutin" o in locali in cui si riproducono le medesime condizioni
naturali, usando superfici in legno sulle quali vengono poste le forme, girate
e ripulite giornalmente od a giorni alterni per ottenere la miglior
stagionatura del prodotto.


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